Cos'è

Il progetto OpenPompei si propone di aprire un canale di comunicazione tra i soggetti che in Campania, in particolare nell’area di Pompei, vengono emergendo nell’era digitale – innovatori sociali, attivisti, hackers, startuppers – e lo Stato italiano.

Nel 2012 il governo ha varato un forte investimento sull’area di Pompei. Il Grande Progetto Pompei investe oltre cento milioni di euro sul parco archeologico e li protegge da infiltrazioni della criminalità organizzata con un innovativo modello di sicurezza; 99ideas mobilita l’intelligenza collettiva dei cittadini per generare nuove idee con cui ripensare il territorio. OpenPompei si colloca in questo quadro, e intende esserne il laboratorio o meglio ancora l’hackerspace, il luogo in cui discutere e mettere in pista strategie e visioni nuove di un’area simbolo della ricchezza e delle potenzialità inespresse del nostro paese.

Gli obiettivi del progetto sono due.

  1. Promuovere una cultura della trasparenza. Senza buone informazioni, i cittadini e le comunità in cui vivono non possono prendere buone decisioni. Ci proponiamo come alleati dei cittadini che, a Pompei e in tutta l’area, hanno a cuore il problema e lavorano per la trasparenza amministrativa e gli open data. Noi ci concentreremo  proprio sulle attività che lo Stato ha avviato sul territorio, in particolare sul Grande Progetto Pompei. Aprirne i dati darà a tutti la possibilità di conoscere, organizzarsi,  partecipare e lavorare insieme su un nuovo modo di tutelare e valorizzare i beni culturali del nostro patrimonio: diffondere liberamente la conoscenza scientifica e i dati relativi alla gestione dei finanziamenti porterà più occhi e teste su Pompei, allontanando così il pericolo che la conoscenza vada persa o che si compiano atti illeciti, con la speranza di generare anche nuove idee e proposte per la valorizzazione. Partendo dal Grande Progetto Pompei, ci proponiamo come alleati di tutte le istituzioni pubbliche locali (e non) interessate ad aprire i propri dati.
  1. Conoscere per capire. Come dappertutto in Europa, anche nell’area che fa centro su Pompei una nuova generazione è in movimento. E percorre strade nuove, correndo anche qualche rischio: innovazione sociale, attivismo civico, hacking degli stili di vita, impresa sociale. Vorremmo incontrare queste persone, e aiutarli ad essere riconosciuti come una formidabile risorsa per uno sviluppo sano, valorizzare i nuovi protagonisti dello sviluppo in Campania raccontandoli e creando occasioni di networking che abbiano Pompei come nodo centrale.

Non possiamo fare grandi promesse. Siamo un piccolo progetto, alle prese con un’area vasta e densamente popolata, ricchissima di competenze e risorse di ogni tipo ma afflitta da problemi sociali ed economici assai gravi. Quello che possiamo fare è impegnarci per meritare la vostra fiducia. L’Italia è inimmaginabile senza Pompei e senza la Campania, e viceversa: solo tutti insieme possiamo sperare di trovare strade nuove e percorribili.

Se sei curioso di saperne di più e per conoscere i primi risultati del progetto… continua la lettura

 

OpenPompei è un progetto di Studiare Sviluppo

4 pensieri su “Cos'è

  1. Michele

    Complimenti per il progetto. Volevo segnalarvi che in provincia di Caserta è in azione il Progetto Res Rete di Economia Sociale, Finanziato da Fondazione Con il Sud, con il quale ci sono percorsi comuni che si possono rafforzare reciprocamente. Il progetto RES punta a promuovere il territorio campano attraverso la costruzione di percorsi di uno sviluppo locale che valorizzi per fini socilai i beni confiscati alla criminalità organizzata reinserendo persone con svantaggio. Si tratta di implementare un modello di sviluppo locale integrato fondato sull’infrastutturazione di economia sociale, che renda produttivi i patrimoni immobiliari confiscati alla criminalità organizzata, perseguendo “l’interesse generale della comunità alla promozione umana e all’integrazione sociale dei cittadini” e incrementando capitale sociale nella legalità.
    Il programma di sviluppo integrato si snoda su tre obiettivi d’intervento:
    – Promuovere e implementare pratiche e filiere d’economia sociale attraverso l’uso dei beni confiscati alla camorra in un’ottica di rete;
    – Promuovere le libertà positive delle persone, a partire da quelle più svantaggiate, e il rispetto per le diversità culturali per costruire comunità educative e solidali, valorizzando le buone pratiche di inclusione sociale e i modelli innovativi di welfare
    – Rendere accessibile, trasparente e valutabile da parte dei cittadini l’azione delle pubbliche amministrazioni locali per lo sviluppo locale sostenibile e il contrasto alla criminalità organizzata.
    S’intende, pertanto, valorizzare le risorse territoriali esistenti, la rete di soggetti sociali cresciuta negli ultimi anni (associazionismo, cooperazione, ecc. ), la terra, la costa, i beni confiscati alle mafie, la presenza d’immigrati, attraverso strumenti e strutture che si richiamino ai principi dell’economia sociale, con attività che servano a creare occupazione ed a costruire coesione sociale con infrastrutturazione immateriale.
    E’ stato definito il “Contratto di Rete”, il “Programma comune di rete” ed il “Fondo di solidarietà”, per rendere sostenibile i percorsi d’economia sociale attraverso l’uso dei beni confiscati alla camorra. In particolare, s’implementeranno specifiche filiere settoriali nell’agroalimentare sociale, nel turismo responsabile e nella comunicazione sociale e al contempo si promuoveranno strette relazioni politiche, economiche e culturali tra imprese, enti e/o territori extra-regionali e gli operatori locali.
    Inoltre, si rilancerà un Patto per l’interculturalità per la promozione di una migliore fruibilità dei servizi pubblici a favore degli utenti stranieri e si promuoveranno pratiche e modelli innovativi di Welfare. Si supporteranno, infine, le pubbliche amministrazioni nella definizione di modalità on line per rendere accessibili, trasparenti e valutabili le loro azioni ai cittadini, attraverso i bilanci sociali ed ambientali e la tracciabilità della spesa pubblica, per garantire lo sviluppo locale sostenibile e contrastare l’uso improprio di risorse pubbliche.

    Al momento è in fase di apertura l’Avviso pubblico per la manifestazione d’interesse a costituire la “Rete di imprese per lo sviluppo locale” volto a sensibilizzare le imprese sane e responsabili a “fare affari” con chi usa i beni confiscati e non con la camorra. Riprendiamoci i patrimoni recuperati alle mafie, per sviluppare insieme economia sociale, restituendo dignità e diritti alle persone più svantaggiate dei nostri territori.
    E’ questo il cuore della proposta, lanciata da un gruppo di cooperative sociali del casertano, tesa a creare la prima rete d’imprese italiana con lo scopo di “accrescere la capacità innovativa e la competitività sul mercato nazionale ed internazionale delle organizzazioni che utilizzano i beni confiscati alla criminalità organizzata”. Verrà presentata durante il Festival dell’impegno civile “Le terre di don Peppe Diana”, per costituire la “Rete di imprese per lo sviluppo locale”, ai sensi della normativa che regolamenta i Contratti di rete.
    Un invito pubblico rivolto alle imprese, in qualunque forma costituite, a realizzare un Programma comune di rete, centrato su specifici obiettivi strategici, e sostenuto da un “Fondo patrimoniale comune”, che sarà sottoposto all’asseverazione da parte degli organismi a ciò deputati, per far conseguire agli aderenti i benefici fiscali previsti dalla legge. Le imprese, attraverso il Contratto “Rete di imprese per lo sviluppo locale”, s’impegneranno a collaborare e/o coordinare le proprie attività con le organizzazioni che utilizzano i beni confiscati alla criminalità organizzata, scambiandosi informazioni e prestazioni di natura industriale, commerciale, tecnica o tecnologica e/o esercitando in comune una o più attività rientranti nell’oggetto della propria impresa.

    Possono aderire alla Manifestazione di interesse per la costituzione della Rete, le imprese, in qualunque forma costituite, scaricando l’apposito modulo sul sito e facendolo pervenire, presso l’APS Comitato don Peppe Diana, Corso Umberto I, n. 153, 81031, Casal di Principe, ovvero all’indirizzo email progettolares@libero.it, entro e non oltre il 3 agosto 2013.

    L’iniziativa costituisce un’attività strategica del progetto La RES – Rete di economia sociale, sostenuto dalla Fondazione Con il Sud, di cui è soggetto responsabile l’APS Comitato don Peppe Diana e attuato da un partenariato di 32 soggetti, con il quale s’intende promuovere e sperimentare, su una porzione del territorio casertano, un modello di sviluppo locale integrato, che si snoda su tre obiettivi d’intervento:

    Promozione e implementazione di pratiche e filiere d’economia sociale attraverso l’uso dei beni confiscati alla camorra in un’ottica di rete;
    Promozione delle libertà positive delle persone, a partire da quelle più svantaggiate; il rispetto per le diversità culturali per costruire comunità educative e solidali, valorizzando le buone pratiche di inclusione sociale e i modelli innovativi di welfare;
    Rendere accessibile, trasparente e valutabile da parte dei cittadini l’azione delle pubbliche amministrazioni locali per lo sviluppo locale sostenibile e il contrasto alla criminalità organizzata.

    1. Alessia Zabatino

      Ciao Michele! Grazie per la segnalazione!
      Durante il nostro ultimo viaggio ( http://www.openpompei.it/2013/06/01/2-post-per-1-viaggio-parte-seconda/) abbiamo fatto tappa a San Cipriano d’Aversa, alla Nuova Cucina Organizzata, dove torneremo la prossima settimana e continueremo il nostro viaggio su queste terre insieme ad un persona che lavora al Festival dell’Impegno civile. Non sapevamo ancora però del Progetto RES. Te ne stai occupando tu?

      1. Michele

        Ciao Alessia,
        scusa del ritardo col quale ti rispondo. Sono il responsabile dell’attività n.1 Network delle opportunità che ha per obiettivo la “messa” in rete delle organizzazioni che si interessano del riscatto del territorio partendo dall’inclusione delle persone con svantaggio riutilizzando i beni confiscati.
        RES coinvolge 32 partner tra i quali anche le cooperative che hai visitato.
        Puoi contattarmi per qualsiasi informazione (michele.mosca@unina.it)
        Grazie
        Michele

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